Novembre

Novembre 4th, 2008

È l’inverno che torna.
È recuperare dall’armadio il giaccone pesante lì rinchiuso da mesi.
È d’improvviso la familiarità del collo morbido, del cappuccio contornato di pelo sintetico, dei bottoni automatici con il penultimo sempre un po’ difettoso.

Da inventariare nelle tasche:
un mezzo pacchetto di fazzoletti rimasto in attesa dei nuovi raffreddori,
un pacchetto di tic tac dato per disperso,
una moneta da 10 cent già finita nella macchinetta del caffè.

Quell’odore di chiuso che una giornata di vento spazzerà presto via.
È l’inverno che torna con le sere buie, il cielo bucato di stelle e le nuvole dense di fiato; torna con un po’ di quel che c’era, senza tanto di quel che c’è stato e quel che resta si riempirà.

Un cappotto che odora di ieri e, se pur lo stesso, tiene ancora troppo freddo.

Non sapevo cosa dirgli.
Mi sentivo molto maldestro.
Non sapevo come toccarlo, come raggiungerlo.
Il paese delle lacrime è così misterioso.
Antoine de Saint-Exupéry

Violini suonati dal vento

Ottobre 7th, 2008

Le sue labbra guardava, come un rebus enigmistico di quelli da riempire i campi chiusi contrassegnati dal pallino. Ne figurava intenso sapore di liquirizia dolce.
Si muoveva attorno a lei senza alcun suono, con abiti neri aderenti, abiti fatti di buio.
Luci bianche riflesse sui teli, ronzio di apparecchi elettrici, silenzio di persone uscite.
Danzava attorno come indiani in attesa di pioggia e sulle mani aperte e nude si potevano contare i tendini, i muscoli, le nervature tutte.
Fece un ampio salto, poi una piroetta e cadde adagio sulle ginocchia.
Il braccio teatralmente teso e labbra chiuse in un sorriso gentile la chiamò a sé.
Ecco la magia azzurra dei tavolini di vetro opaco visti dal basso, ecco le molteplici ombre delle foreste di mobili, il fiume dei cavi, montagne di cassetti, cascate di seta dalle finestre, scrivanie come caverne. Ecco la realtà di chi gioca.
Al riparo dal mondo le scostò i capelli dal viso e li sistemò dietro l’orecchio, schioccò le dita e ne apparve una penna poi dal taschino estrasse un fazzoletto bianco, lo sbatté in aria e si fece carta.
Le porse i due oggetti e la ragazza disegnò.
Un volto dipinto di bianco, un trucco spesso e uniforme. I capelli neri, la bocca appena dischiusa e prolungata sulle guance con un segno nero sottile. Occhi scuri neri e ambra, vivi.
La guardava impaziente ma composta, attenta e silenziosa come un cane che attende il lancio del bastone pronto a scattare.
Terminò il ritratto lo alzò a mezz’aria sopra l’originale e lo baciò sfiorandolo appena.

Quando riaprì gli occhi si ritrovò seduta a terra in un ufficio vuoto, si alzò, si ricompose appena, strofinò i jeans sulle cosce e la felpa lungo i gomiti prima di osservare il suo riflesso poco lontano, e si fermò interdetta.
L’angolo della bocca, a sinistra, cerone bianco.

Eugen

Settembre 24th, 2008

Eugen stava seduto, le gambe lunghe distese sulla panchina all’angolo del giardino,
nei ritagli d’ombra dei dodici pini marittimi che lo occupavano.
Chino in avanti slacciava e allacciava le stringhe della scarpa da tennis bianca. La sinistra.
E cantilenava: “Un orecchio, due orecchi… il coniglietto gira attorno al tronco e si infila nella tana”.
Eugen aveva le mani pulite, i capelli puliti, i denti puliti.
Non portava anelli, non portava bracciali, non portava orecchini, ne’ orologi, ne’ collane.
Eugen non sapeva che giorno fosse, che ora fosse.
Senza fame, senza sete, senza sonno, senza caldo ne’ freddo, senza noia e senza fretta.
Eugen aveva il volto rasato con qualche segno della lama dalla mattina stessa.



Contava le tonalità di verde attorno a lui:
1… i listelli di legno sotto le sue ginocchia
2… gli aghi dei pini
3… le sbarre della recinzione
4… i rovi di more
5… il piano dell’altalena
6…
Arrivato al 10 non seppe che numero dare al successivo e ricominciò.
1… l’insegna del bidone dei rifiuti…
Il coniglietto continuava ad entrare e uscire dalla tana sua scarpa.
Eugen guardava a lungo contro il sole, strizzando a volte un occhio a volte l’altro e poi di colpo
l’ombra dove comparivano intermittenti coriandoli di luce.



L’inserviente imboccò il corridoio ovest, la stanza 71, salutò l’ospite, raccolse la sua felpa
verde - verde 5 - dallo stipetto e preso sotto braccio lo condusse al piano terra per il corso di disegno.
“Un orecchio, due orecchi… il coniglietto gira attorno al tronco e si infila nella tana”.
“Eugen non pensi che anche il coniglietto di destra voglia andare nella sua tana?”
“No” – disse continuando senza inciampare a trascinare le stringhe sciolte
– “è libero, sta correndo nel prato verde - verde 8”.

Non hai fiori bianchi per me?

Settembre 3rd, 2008

A volte la sera tornava tardi dal lavoro, che il sonno già da un pezzo le teneva compagnia sul divano. Ma lei conosceva i suoi due giri di chiave, il mazzo sullo scaffale, l’anta del frigorifero, pssssssssss… la birra fresca.
Il biscotto al cioccolato rubato dal vaso, la moka preparata per il mattino seguente.
Il suo stare con sé nel bagno, spazzolino, crema. Passi leggeri, un lungo sbadiglio e finalmente le sue braccia intorno a lei.
Ciao amore…
…mmm… ciao…

Spesso si tratteneva un po’ sul terrazzo, slip e canotta, prima di infilarsi nel letto.
Aveva le sue migliori conversazioni con tele bianche in cavalletto e la città ancora calda di fine estate, chiacchierava di luci e cani e motorini e vino e jazz poco lontano.
Delle regole dell’arte – se fossero mai possibili – non aveva conoscenza.
Restia a fidarsi di tutto meno che dell’istinto della sua mano sulla tela e della mano del destino sulla sua vita.
Quella mano che un giorno prese il rosso delle sue labbra, il blu dei suoi occhi, il giallo del sole e dipinse per loro la realtà che nemmeno con il sogno più bello poteva competere.
Socchiuse l’imposta e la porta a vetri, la baciò e sorrise.

Più veloci di aquile i miei sogni attraversano il mare.

pic by Meghan “Speak to me in the light of the dawn”, thank you

Le parole che ho trovato solo ora

Agosto 10th, 2008

Era caldo nella pista. Caldo di gente, caldo di alcool, caldo di sguardi e caldo di mani.
Ubriachi anche solo di voglia di non pensare, l’innocente ebbrezza di una mente tanto giovane quanto affannata, finalmente libera.
Il fumo le luci e la musica capaci soprattutto di rallentare ogni singolo istante perché avesse il tempo di imprimersi in rimbombanti flash al borotalco.
E lei era lì. Sul palchetto con Marco in preda alla loro fantasia di amici, quasi fratelli, quasi partner, quasi sposi, quasi due ma spesso esistenza unica.
Il gilet nero, la camicia bianca inconsciamente slacciata del tutto, il reggiseno nero, la cravatta legata al collo e distesa già sulla pelle fino all’ombelico.
Mi sorpresi poco più sotto e diverso tempo dopo in un passo standard destra-sinistra sinistra-destra, incapace di scostare gli occhi da quella figura ipnotica, che sorridendo e salutando con la mano, mi diceva “dai non mi guardare” con la finta vergogna, la vera autoironia, la grandiosa dignità di chi umilmente gradiva divertita, quell’attenzione.
Così anche stanotte, quest’ultima notte in quel mezzo, così ti vedo in ogni angolo, in ogni canzone, in ogni bicchiere e cannuccia di plastica.
Così i tuoi occhi, i tuoi capelli sempre lisci, puliti, fluenti e i tuoi sorrisi, stanno indelebili e nitidi nella mia mente.
Così penserò a te, come quella persona, che senza saperlo e solo esistendo, è riuscita non a farmi sentire migliore, ma a farmi sentire adeguata e degna, così per com’ero, come sono e come sarò.
Lì dove sei Lisa, lì dove avrai già fatto amicizia con un mare di persone, lì dove c’è un microfono con cui puoi cantare, lì ci rincontreremo.
…in the arms of an Angel may you find some comfort there.

Balla Lisa, balla ancora.
Balla anche per noi, a ricordarci che dobbiamo andare avanti
e che tu e il mondo intero meritate più i nostri sorrisi
che il sale delle nostre lacrime.
Tra le cose che in questi momenti si capiscono
di noi stessi e della vita,
ho riconosciuto i grazie e i ti voglio bene.
In questo, con te, non manco di nulla.
Non ti dimenticherò mai.


23 luglio 2008

Le cose belle

Agosto 3rd, 2008

benvenuto Fabio

Tocco blu non gioco più

Luglio 15th, 2008

Io che non ho mai avuto ne’ mai perso così tanto. Come potevo capire.
Tendini e muscoli del collo, del polsi, dei bicipiti, della mandibola, le tempie pulsanti, i molari serrati. Perdono chiedevano.
Il sentirsi a metà. A volte un quarto.
Io che non ho mai avuto ne’ mai perso così tanto. Come potevo dire qualcosa.
La minestra è salata. Le scarpe sono sporche. La camicia è da stirare. Il caffè è finito. L’autobus è già passato. Il telefono è scarico.
E niente di tutto questo ha la minima rilevanza.
Io che non ho mai avuto ne’ mai perso così tanto. Cosa potevo fare.
Tornare ad imparare l’utilizzo della prima persona. Singolare.
Tornare ad imparare l’utilizzo dei NON.. vengo, esco, mangio, ci sono, esisto, vivo.

No capire no. No dire no. No fare no.
Senza compassione e senza pena condivisi. Questo feci. Con il cuore.

vector by Chiaramente - pp by me


Giochi di sorte non avranno termine in
Inverni di aghi di laghi di draghi.
Altalene nel vento in giardini in paesi
Nel bimbo più solo… troveranno il volo.

Passion

Luglio 9th, 2008

tela di passion - grazie per l’opportunità

Rossa, la sua storia.
Rossa del fuoco, rossa di sole, rossa di sugo, rossa di sangue, rosso della sera – che spera – il buon tempo.
Le mani venose, le tempie marcate, le labbra sottili, le gambe serrate.
Sono Sempre Stata Solo Sale Sulla Strada. Perso.
Rosso umido di un taglio aperto, vivo che lingua di gatto amorevole disinfetta.

Blu, il suo racconto.
Blu di cielo, blue inglese, un racconto di naufragio, dolce in questo mare.
Blu di voli compiuti e non, il blu dei soli negli acquazzoni di maggio.
Lunghe Lame di Luce di Latte di Luna nella sua testa.

Nella notte dove vola il verbo e lo scritto ‘mane “Legami” – dice – “Lasciami” – scrive.

Details in the fabric

Giugno 25th, 2008

In bici, in corsa, dall’altro lato della strada, si volta indietro per decidere se attraversare.
Sto per immettermi da una laterale, ma mi guarda, mi fermo, le faccio cenno di passare pure prima di me. Sorride e mi guarda… e mi guarda e mi guarda… mi saluta con la mano e se ne va alle mie spalle.
Ciao penso. E sto meglio.




If it’s a broken part, replace it
But, if it’s a broken heart then brace it
If it’s a broken heart then face it

And hold your own
Know your name
And go your own way
And everything will be fine

Hang on
Help is on the way
(J.M.)

Blu di Prussia

Giugno 15th, 2008

Lasciatemi qui da sola.
Qui dove posso trovare il passato e il futuro, dove posso viaggiare ovunque senza muovere un passo, dove sono chiuse le menti migliori del mondo, dove posso naufragare senza disperdermi.
Lasciatemi qui, perché ho bisogno di parole, perché di parole sono fatti i pensieri, perché di pensieri sono fatti gli uomini e le donne, perché di uomini e donne è fatta la vita.
Lasciatemi qui, perché ho bisogno di fotografie, perché occhi di altri mi riassumeranno luoghi e persone che non vedrò mai.
Lasciatemi qui, perché in un mondo dove ovunque mi sento straniera, tra queste mura mi sento a casa.

[Buon compleanno.]