Le parole che ho trovato solo ora

Agosto 10th, 2008

Era caldo nella pista. Caldo di gente, caldo di alcool, caldo di sguardi e caldo di mani.
Ubriachi anche solo di voglia di non pensare, l’innocente ebbrezza di una mente tanto giovane quanto affannata, finalmente libera.
Il fumo le luci e la musica capaci soprattutto di rallentare ogni singolo istante perché avesse il tempo di imprimersi in rimbombanti flash al borotalco.
E lei era lì. Sul palchetto con Marco in preda alla loro fantasia di amici, quasi fratelli, quasi partner, quasi sposi, quasi due ma spesso esistenza unica.
Il gilet nero, la camicia bianca inconsciamente slacciata del tutto, il reggiseno nero, la cravatta legata al collo e distesa già sulla pelle fino all’ombelico.
Mi sorpresi poco più sotto e diverso tempo dopo in un passo standard destra-sinistra sinistra-destra, incapace di scostare gli occhi da quella figura ipnotica, che sorridendo e salutando con la mano, mi diceva “dai non mi guardare” con la finta vergogna, la vera autoironia, la grandiosa dignità di chi umilmente gradiva divertita, quell’attenzione.
Così anche stanotte, quest’ultima notte in quel mezzo, così ti vedo in ogni angolo, in ogni canzone, in ogni bicchiere e cannuccia di plastica.
Così i tuoi occhi, i tuoi capelli sempre lisci, puliti, fluenti e i tuoi sorrisi, stanno indelebili e nitidi nella mia mente.
Così penserò a te, come quella persona, che senza saperlo e solo esistendo, è riuscita non a farmi sentire migliore, ma a farmi sentire adeguata e degna, così per com’ero, come sono e come sarò.
Lì dove sei Lisa, lì dove avrai già fatto amicizia con un mare di persone, lì dove c’è un microfono con cui puoi cantare, lì ci rincontreremo.
…in the arms of an Angel may you find some comfort there.

Balla Lisa, balla ancora.
Balla anche per noi, a ricordarci che dobbiamo andare avanti
e che tu e il mondo intero meritate più i nostri sorrisi
che il sale delle nostre lacrime.
Tra le cose che in questi momenti si capiscono
di noi stessi e della vita,
ho riconosciuto i grazie e i ti voglio bene.
In questo, con te, non manco di nulla.
Non ti dimenticherò mai.


23 luglio 2008

Le cose belle

Agosto 3rd, 2008

benvenuto Fabio

Tocco blu non gioco più

Luglio 15th, 2008

Io che non ho mai avuto ne’ mai perso così tanto. Come potevo capire.
Tendini e muscoli del collo, del polsi, dei bicipiti, della mandibola, le tempie pulsanti, i molari serrati. Perdono chiedevano.
Il sentirsi a metà. A volte un quarto.
Io che non ho mai avuto ne’ mai perso così tanto. Come potevo dire qualcosa.
La minestra è salata. Le scarpe sono sporche. La camicia è da stirare. Il caffè è finito. L’autobus è già passato. Il telefono è scarico.
E niente di tutto questo ha la minima rilevanza.
Io che non ho mai avuto ne’ mai perso così tanto. Cosa potevo fare.
Tornare ad imparare l’utilizzo della prima persona. Singolare.
Tornare ad imparare l’utilizzo dei NON.. vengo, esco, mangio, ci sono, esisto, vivo.

No capire no. No dire no. No fare no.
Senza compassione e senza pena condivisi. Questo feci. Con il cuore.

vector by Chiaramente - pp by me


Giochi di sorte non avranno termine in
Inverni di aghi di laghi di draghi.
Altalene nel vento in giardini in paesi
Nel bimbo più solo… troveranno il volo.

Passion

Luglio 9th, 2008

tela di passion - grazie per l’opportunità

Rossa, la sua storia.
Rossa del fuoco, rossa di sole, rossa di sugo, rossa di sangue, rosso della sera – che spera – il buon tempo.
Le mani venose, le tempie marcate, le labbra sottili, le gambe serrate.
Sono Sempre Stata Solo Sale Sulla Strada. Perso.
Rosso umido di un taglio aperto, vivo che lingua di gatto amorevole disinfetta.

Blu, il suo racconto.
Blu di cielo, blue inglese, un racconto di naufragio, dolce in questo mare.
Blu di voli compiuti e non, il blu dei soli negli acquazzoni di maggio.
Lunghe Lame di Luce di Latte di Luna nella sua testa.

Nella notte dove vola il verbo e lo scritto ‘mane “Legami” – dice – “Lasciami” – scrive.

Details in the fabric

Giugno 25th, 2008

In bici, in corsa, dall’altro lato della strada, si volta indietro per decidere se attraversare.
Sto per immettermi da una laterale, ma mi guarda, mi fermo, le faccio cenno di passare pure prima di me. Sorride e mi guarda… e mi guarda e mi guarda… mi saluta con la mano e se ne va alle mie spalle.
Ciao penso. E sto meglio.




If it’s a broken part, replace it
But, if it’s a broken heart then brace it
If it’s a broken heart then face it

And hold your own
Know your name
And go your own way
And everything will be fine

Hang on
Help is on the way
(J.M.)

Blu di Prussia

Giugno 15th, 2008

Lasciatemi qui da sola.
Qui dove posso trovare il passato e il futuro, dove posso viaggiare ovunque senza muovere un passo, dove sono chiuse le menti migliori del mondo, dove posso naufragare senza disperdermi.
Lasciatemi qui, perché ho bisogno di parole, perché di parole sono fatti i pensieri, perché di pensieri sono fatti gli uomini e le donne, perché di uomini e donne è fatta la vita.
Lasciatemi qui, perché ho bisogno di fotografie, perché occhi di altri mi riassumeranno luoghi e persone che non vedrò mai.
Lasciatemi qui, perché in un mondo dove ovunque mi sento straniera, tra queste mura mi sento a casa.

[Buon compleanno.]

Con il cielo e con il fango

Giugno 12th, 2008



Io lo so che non sono sola anche quando sono sola.

Come sei veramente

Giugno 8th, 2008

Quel giorno pensavo che a breve ti avrei sentito suonare il pianoforte.
Mi figuravo un mezza coda nero. Schiena eretta. Sgabello aggiustato.
Pezzi giovani e umili. Come noi.
Quel giorno mi raccontavo un bugia e non lo sapevo nemmeno.

Siamo i più grandi ingannatori di noi stessi.
Senza fatica possiamo guardarci negli occhi e nel cuore e mostrarci le terre promesse con un gesto ampio e teatrale della mano e senza fatica e senza riserve possiamo fidarci.
Non si accettano caramelle dagli sconosciuti. No, dagli sconosciuti no. Ma io mi conosco.


“E veggio ‘l meglio et al peggior m’appiglio”

Petrarca, Canzoniere CCLXIV

Taking stock

Maggio 24th, 2008

Pensavo ai fiori tra l’asfalto. Quanti.
Nelle crepe, nelle giunture, nelle fughe tra i lastroni. Quanti.
Quanto coraggio ancora. Nonostante tutto.
E io che il coraggio no, non so cosa sia?
Io che i cieli cobalto li canto e non li vedo?
Quella canzone non smetterà mai di affogarmi.

Perché passiamo una vita intera a tirare somme. Di una giornata, di un lavoro, di una relazione… e poi, quando cerchi un epilogo, c’è sempre qualcosa oltre la tua mente, oltre le tue forze.
Qualcosa da sentire. Nonostante tutto.
E io lo sento. E anche tu. E anche lei. Lo so.
Io ti chiedo scusa.
Non oggi, non domani… ma io tornerò e forse mi perdonerai.

Una poesia anche per te

Maggio 19th, 2008

Filippo tornava ogni sera dal lavoro, con il treno di quell’orario spaccato che solo i treni sanno avere (nei tabelloni): 7.23.
Appoggiava la tracolla sulle sedia estraeva il portatile e lo allacciava al trasformatore.
Accendeva la lampada dello scrittoio, accatastava tutto ciò che aveva addosso sullo schienale della poltrona da ufficio e si infilava tra le ante scorrevoli della doccia, violentandosi ogni volta con il getto gelido della prima acqua e poi sentendola diventare sempre più calda.
Si frizionava i capelli mori con l’asciugamano che poi si legava in vita e si tuffava nella sua tuta preferita pronto per la cena.
Giada amava la sua barba non fatta, le sopracciglia arruffate, il suo bere spremuta e rosicchiare grissini in attesa del cuocere della pasta.
Filippo godeva della sua piccola routine, quella piacevole certezza che in quel preciso ordine, le sue sere di settembre avrebbero sempre avuto il profumo di shampoo alla camomilla e di succo d’arancia.
A volte veniva a piovere fitto fitto e per entrambi questo era nuovamente motivo di sorriso.

Filippo aveva già in mano il telefono a comporre il solito sms “che ne dici stasera… ”.
Non attendeva mai una risposta, era sempre un piacevole, implicito ma mai scontato ‘si’.
Nel bagno più grande la vasca era semi riempita di acqua tiepida e di bagno schiuma alla valeriana.
Giada ne era appena uscita e stava seduta sulla lavatrice nel suo accappatoio bianco a spazzolarsi i capelli fradici.
Filippo era entrato già svestito, le aveva dato un bacio ancora umido e pulito e si era immerso aggiungendo altra acqua bollente.
Giada aveva studiato lettere per qualche anno e nonostante la rinuncia alla laurea, non aveva mai rinunciato ai suoi libri.
Anche quella sera aveva cercato qualcosa da leggere per lui e solo per lui. A volte un saggio, a volte una poesia, a volte un capitolo, a volte una prefazione, a volte un epilogo, a volte una canzone.
Nel vapore che saliva e lo specchio appannato, la voce più importante della sua vita gli raccontava del mondo antico o presente o futuro o storico o fantastico… ironicamente da una lavatrice, con i capelli arricciati, le labbra bianche, le dita stropicciate.
Filippo non aveva mai chiesto così tanto alla vita e non sapeva chi o cosa benedire per questo… ma di certo, in quelle sere, rendeva grazie. Infinite grazie.

pic by Rob Ireton